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Lunedì, 11 Maggio 2015 08:15

Maestro Gabriele Zanetti

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Ho avuto la piacevole fortuna di incontrare il Maestro Gabriele e ascoltarne l'arte: rapito dalla sua musica mi sono permesso di porgli qualche domanda per soddisfare la mia curiosità ...

Quando hai iniziato a suonare la chitarra e quando hai capito che ti avrebbe completato come uomo e musicista ?

Ho iniziato a strimpellare la chitarra quando avevo 10 anni ma solamente in seguito, quando sono entrato in Conservatorio a 16 anni, mi sono seriamente dedicato alla musica. All'inizio era per me poco più di un passatempo divertente, non ero particolarmente dotato né facevo nulla per esserlo. E' stato solamente con la comprensione del valore formativo e spirituale della musica che ho deciso di dedicarmici, ma non sono mai stato naturalmente talentuoso: le mie scelte sono sempre state dettate dalla volontà e dal desiderio di ...

... tracciare percorsi diversi, non certo da una sfavillante facilità nel suonare. Ho sempre suonato molte ore, spesso ottenendo risultati discontinui perché attirato da molti percorsi diversi: anche quando frequentavo il Conservatorio sono sempre stato restio e "studiare" secondo i percorsi formativi accademici, e preferivo spendere il mio tempo suonando generi molti diversi e leggendo molta musica. Solamente a posteriori posso affermare che queste scelte mi abbiano lasciato un'eredità e una visione di insieme sulla chitarra (e in generale sulla musica) che si discosta dal normale atteggiamento del chitarrista classico. Non ho la presunzione di decretare se sia migliore o peggiore, posso solo affermare che il mio percorso mi abbia riservato numerose sorprese e tante piccole soddisfazioni.

Da quanti anni ti dedichi alla formazione musicale dei giovani ?

Ho iniziato ad insegnare chitarra e musica molto presto: la mia prima lezione l'ho data a 14 anni! A 18 anni avevo già numerosi allievi, paradossalmente tutti più vecchi di me.
Durante i primi anni di Università ero colmo di impegni musicali, pertanto ho deciso di dedicarmi definitivamente alla musica: da allora la mia vita è stata votata all'insegnamento. Ho sempre cercato di non diventare un insegnante ripetitivo e noioso, quindi ho scritto e recuperato numeroso materiale didattico per le formazioni più disparate e ho pubblicato un mio metodo per chitarra: "Musichiamo con la chitarra". E' stato un lavoro lungo e difficile che mi ha fatto riflettere molto sull'idea di insegnamento e sull'approccio allo strumento: il mio non è un metodo rivoluzionario, né contiene chissà quali segreti magici... è solamente il tentativo di creare un percorso progressivo e piacevole per formare gli aspiranti chitarristi non tanto alla tecnica strumentale, ma al desiderio di fare musica e, in particolare, a fare musica con gli altri

Questa esperienza come ha arricchito il tuo essere artista ?

E' chiaro che dedicarti per sei ore al giorno all'insegnamento sottragga tempo alla attività di strumentista e alla ricerca, ma lascia tante altre cose, oltre a qualche euro ... che non guasta! Innanzitutto lavorare con i bambini mi ha indotto a sviluppare due doti di cui, mea culpa, ero manchevole: la pazienza e la dedizione. Non esiste nulla di più formativo per un musicista che dover ogni volta inventarsi un espediente, o un percorso ad hoc, o un accompagnamento, o un arrangiamento che sia calibrato per ogni individuale esigenza estemporanea. Io mi diverto un sacco ad inserire ritmi, armonie e suoni diversi anche nelle melodie più elementari e celebri...in questa maniera si ottiene un doppio risultato: il bambino prende familiarità con musiche e sonorità che gli sarebbero altrimenti precluse in un accademico percorso "classico", e l'insegnante può sentirsi libero di immettere la propria creatività al servizio della musica.

Quando ascolti i tuoi giovani musicisti crescere in passione e talento cosa provi ?

Non faccio molto caso al "talento": il talento non esiste. Esistono la fatica, la costanza, la dedizione, la voglia di imparare e di stare con gli altri...il talento non so cosa sia. Quando vedo un giovane musicista crescere con passione e con voglia di partecipare alle mie proposte credo di aver fatto il mio lavoro bene. Al contrario, quando un allievo sia annoia o è poco coinvolto sono certamente io la causa. Mi viene spontaneo pensare che il talento vero sia solamente amore vero per ciò che si fa: la lungimiranza e la costanza, alla lunga, pagano sempre.

Sappiamo che coinvolgi i tuoi giovani in molti eventi: quali ritieni più riusciti tra quelli trascorsi e quali i più interessanti per il futuro ?

Ricordo con molto piacere un paio di attività recenti: un raduno di strumentisti a Cremona (in cui erano presenti circa 50 musicisti) e un corso in Francia con alcuni allievi adulti. Il corso in Francia è stato particolarmente divertente e gratificante: si è creato un bellissimo clima, nonostante le 8 ore al giorno di lavoro, che ci hanno permesso di preparare un ottimo concerto pubblico. Tra le prossime attività ci sarà, nel giugno 2015, un corso di 7 giorni all'interno del Festival di Toscolano Maderno: sarà una bella occasione di confronto e per fare musica con 15 giovani musicisti dai 13 ai 22 anni!

Veniamo a te: tra le tue ultime fatiche sappiamo che hai scritto un libro ... raccontaci cosa rende questa tua opera un buon investimento per le nostre letture ...

Aggiungerei.... E CHE FATICA!!! Per scrivere questo ultimo libro "Red Hot Peppers", che tratta della nascita e dell'evoluzione della musica americana durante il XX secolo, ho dedicato circa due anni di studio, e sei mesi per scrivere il testo. Red Hot Peppers, che non ha nulla a che vedere con il gruppo rock Red Hot Chili Peppers, era il nome del gruppo di Jelly-Roll Morton, il primo grande compositore della musica jazz. Partendo dalla musica africana, passando per la musica classica europea e americana, il mio libro cerca di spiegare come e perchè la popular music abbia saputo diffondersi in tutto il mondo, e quali siano i meccanismi tecnici e psicologici sottintesi al convincimento e al plagio dei gusti dei consumatori musicali.
Ho volutamente evitare qualsiasi aneddoto o facile semplificazione: questo libro non è un libro per musicisti, è un libro per persone che vogliano approfondire la propria conoscenza della diffusione della popular music e cercare di uscire dal circolo vizioso che ha intrappolato le scelte estetiche e commerciali della musica degli ultimi cinquant'anni. E' un buon investimento? Non saprei... per chiunque voglia farsi una idea chiara su come sia stato possibile la creazione di una mentalità musicale e di un gusto globale direi di si... quantomeno per spezzare il senso di impossibilità ad uscire da questo vicolo cieco.

Questo inverno ti ha visto spesso in concerto, in molti casi con la bravissima Camilla al mandolino ... quale ricordi con maggior entusiasmo ?

C'è un concerto a cui sono particolarmente legato nei ricordi: è stato il mio primo concerto con l'Orchestra "Città di Brescia", ormai una decina di anni or sono. Non era in un posto particolarmente bello (la chiesa di Buffalora), ma lo serbo con grande affetto tra i miei ricordi.

Com'è nato questo ben riuscito abbinamento tra te e Camilla ? Quali pezzi eseguiti rendono maggior giustizia alla vostra arte ?

Io e Camilla ci siamo conosciuti paradossalmente in Croazia, nonostante suonassimo insieme in Orchestra da qualche anno. Eravamo in Istria con l'orchestra EGMYO, un progetto che raduna alcuni talentuosi giovani da tutta Europa e proprio lì ci siamo conosciuti. Abbiamo cominciato poi a suonare insieme in occasione del festival Acoustic Franciacorta, e da allora non abbiamo più smesso. Ci dedichiamo a un repertorio originale, cercando di proporre brani poco frequentati. Ultimamente siamo particolarmente legati ad brano scritto appositamente per noi dal compositore Claudio Bonometti, dal quale prende il nome anche il nostro duo "Miniature". Claudio è un musicista e un compositore straordinario, e il fatto che abbia scritto per noi mi rende particolarmente orgoglioso e mi lascia intravedere un futuro per la musica dedicata a questa formazione, poco attraente per i compositori, ma con un passato secolare di grande spessore culturale (anche se dai risultati musicali discontinui)

Durante questa prossima estate che avanza in cosa ti cimenterai ?

Ho già l'estate piena di impegni: ho due corsi diversi che mi terranno via rispettivamente 7 giorni a giugno e 6 a luglio, una ventina di concerti fissati, poi vorrei registrare un disco molto impegnativo insieme a Camilla e, se trovo il tempo, scrivere un metodo che ho già abbozzato per chitarra elettrica. Avremmo inoltre idea di partecipare a due concorsi internazionali dopo la vittoria al concorso di Ala, ma non so davvero se il tempo ci consentirà una adeguata preparazione. Inoltre vorrei riprendere alcuni progetti accantonati per mancanza materiale di tempo: un duo con lo straordinario flautista Massimiliano Pezzotti, un duo con il pianista Claudio Bonometti e una incisione dedicata alla musica di Paolo Ugoletti. Ma per ora le priorità sono altre... vedremo!

A chi volesse seguire le tue orme cosa consigli ?

Consiglierei di non seguirle: ognuno deve trovare un proprio percorso.

 

Ringraziando il Maestro Gabriele per la pazienza e disponibilità, siamo felici che i ragazzi di Passirano possano beneficiare della sua arte e capacità educativa. Nelle prossime righe vi proponiamo un breve sunto della sua storia artistica ...

Maestro Gabriele Zanetti – chitarra

Nato a Iseo è diplomato in chitarra presso il Conservatorio di Brescia. Parallelamente agli studi classici ha sempre suonato anche la chitarra elettrica. Grazie alla collaborazione con il chitarrista Mauro Paderni ha aperto la prima edizione del festival ACOUSTIC FRANCIACORTA, che si è imposto come uno dei maggiori festival italiani di chitarra acustica. Suona con l’Orchestra di Mandolini e Chitarre “Città di Brescia”. E’ prima chitarra del ACCORDANCE GUITAR ENSEMBLE, diretta dal M° Alessandro Bono. Svolge attività concertistica in duo e trio in con il chitarrista svizzero Antonio Malinconico che propone un repertorio di musica sud-americana e brani composti dallo stesso Malinconico. Suona in duo con il chitarrista Dutti Jacopo proponendo un repertorio incentrato sulla produzione di Castelnuovo-Tedesco e del primo Novecento. E’ prima chitarra del quartetto di chitarre “Giacomo Merchi”, che si dedica esclusivamente all’esecuzione di musica appositamente scritta per questa formazione. Suona nel quartetto “Informal Quartet” che esegue musica “classica” per questa formazione (Bolling, Gershwin, Malcolm) oltre a brani appositamente scritti per questa formazione con il pianista Claudio Bonometti, il batterista Andrea Perini e il contrabbassista Carlo Turra, con cui collabora anche per il progetto “Trio: Travels”, dedicato alla musica di Pat Metheny. Suona in duo con la violinista rumena Anca Vasile, con il sassofonista Guido Consoli e con il violoncellista Eugenio Reboldi ha pubblicato un disco dedicato al repertorio contemporaneo. Suona in duo con il chitarrista Giorgio Cordini, collaboratore di Massimo Ranieri, Mauro Pagani, Fabrizio de Andrè. Come solista ha registrato Guitar architecture, con musiche di Brouwer, Reich, Ugoletti, Metheny. Nell’estate 2013 ha pubblicato il metodo didattico “Musichiamo con la chitarra”. Svolge attività didattica in diverse Accademie Musicali e Associazioni.

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